lunedì 14 settembre 2009

A qualcuno piace "hot"! Le rotte delle spezie (parte settima)

Gli alti e bassi nel monopolio delle spezie alla caduta dell'Impero Romano

I Romani, come abbiamo visto, riuscirono a spezzare il monopolio indiano-arabo ed a mettersi in comunicazione diretta con l’India per l’importazione delle spezie.

Nei due secoli successivi, aumentarono enormemente il traffico (e le conseguenti esportazioni) di merci e materie prime nei due sensi. Da Myos Hormos (l’attuale Quseir a Sud del Golfo di Suez) ogni anno partivano 120 navi con destinazione i porti occidentali dell’India. Si partiva verso luglio dall’Egitto, sfruttando poi i monsoni di ottobre verso est, per utilzzare quelli contrari a dicembre e ritornare in Egitto verso primavera. In meno di un anno le navi partivano con le merci del Mediterraneo e tornavano cariche delle spezie orientali, per ripartire il luglio successivo.

Gli scambi diretti tra Impero Romano ed India arrivarono fino alle coste orientali dell’India: nei pressi di Arikameddu, vicino a Pondicherry, è stata scoperta una colonia romana, un vero e proprio insediamento, con suppellettili provenienti dall’Italia.

Roma arrivò fino alla Cina, anche se non in maniera sistematica, ma ambascerie verranno scambiate tra i due Imperi.

Le spezie indiane viaggiavano insieme alle merci cinesi, sia via mare che via terra. Di contro, in India venivano importate stoffe, manufatti ed il molto apprezzato vino italiano e corallo napoletano, che raggiungeva le loro coste.

Da Roma le spezie venivano poi diffuse in tutto l’Impero, verso la Spagna, le coste del Nord Africa e nell’Europa settentrionale. Il prezzo del pepe a Roma, nel 77 d.c. era di 45 denari per quello “lungo”, 18 denari per il pepe bianco e solo 9 denari per il pepe nero.

A tal proposito, Plinio il Vecchio aveva da dire: «non vi è anno in cui l'India non dreni 50 milioni di sesterzi all'Impero romano» e altri moralismi sul pepe: «È sorprendente che l'uso del pepe sia diventato così di moda, vedendo che nelle altre sostanze che usiamo è la dolcezza o la loro apparenza che ha attratto la nostra attenzione; il pepe non ha nulla in se che possa implorare una raccomandazione come altri frutti, avendo come unica qualità una certa piccantezza; ed è per questo che ora lo importiamo dall'India! Chi fu il primo che fece di esso un genere alimentare? E chi, per mia meraviglia, non fu contento di preparare per se stesso un pasto che servisse soltanto a saziare un robusto appetito?».

Sotto Traiano, l’Impero Romano raggiunge la sua massima estensione, arrivando ad est fino a lambire il Mar Caspio ed il Golfo Persico, controllando sia la rotta delle spezie nel Mare Indiano, che le varie vie della seta tra la Cina e l’Occidente. La richiesta di beni di lusso e di spezie si alza più che mai, ed enormi quantitativi di spezie orientali arriveranno nel Mediterraneo e da lì verranno commerciate verso il nord e l’Europa Occidentale.

Ma nel 226 d.C. in Persia subentra la ben organizzata monarchia sassanide, e da questo momento il commercio via terra con l’Asia diventa monopolio incontrastato dei mercanti persiani. Contemporaneamente, Roma perde anche il vantaggio nell’Oceano Indiano, dal momento che ai suoi commercianti subentrano quelli Indiani ed Arabi.

Il traffico privilegiato di Roma con l’oriente, torna in mano agli intermediari, aumentando nuovamente i costi di trasporto e di mediazione vera e propria delle spezie.

Al crollo dell’Impero Romano d’Occidente, il ruolo di intermediario per l’importazione delle spezie passa a Bisanzio, ma la domanda di beni dall’oriente non è più comparabile rispetto a quanto era avvenuto pochi secoli prima. Bisanzio, tuttavia, avrà pochissime possibilità di un contatto diretto con l’Oriente, confinante com’era con i Sassanidi in Persia, ed anche il tentativo di Giustiniano, di ripristinare i traffici nel Mar Rosso non incontrerà fortuna.

Tra il 622 ed il 632 d.C. una nuova forza politica, militare e religiosa inizierà ad espandersi nel vicino oriente: i musulmani. Nell’arco di pochi decenni misero in crisi l’attività commerciale di Bisanzio e presero in mano l’organizzazione del commercio dettandone anche i prezzi. Il traffico diretto con le Indie viene completamente interrotto e mediato interamente dagli Arabi che molto presto si metteranno in affari con la Spagna e con la Cina.


Tra il VII e l’VIII secolo, il mondo islamico si estenderà dall’Atlantico all’India ed il centro commerciale tornerà ad essere il Golfo Persico, dove arrivano ormai anche le giunche cinesi.

La corte di Baghdad ed il Califfato di Cordoba supereranno in magnificenza e fasti tutte le città d’Occidente. L’uso delle spezie ed i trattati di dietetica arabi si moltiplicheranno, grazie anche alla tecnica della carta che gli Arabi hanno appreso a Samarcanda, nel corso delle loro conquiste.

Il gusto della cucina aromatica abasside rimarrà invariato per secoli nel vicino oriente, così come molte tecniche di trasformazione e conservazione dei cibi, che verranno passate nel Mediterraneo nei secoli successivi.

In una raccolta di 72 ricette, edita a Baghdad nel periodo di massimo splendore della sua corte, a base di carni, pollame, verdure, cereali e leguminose, si incontrano le seguenti piante aromatiche e spezie:
coriandolo secco (nel 96% delle ricette), cannella (96%), aceto (64%), mastice (64%), cumino (61%), pepe (56%), cipolla (54%), erbe fresche (coriandolo, menta, aneto 46%), acqua di rosa (46%), zenzero (36%), zafferano (35%), zucchero o succhi dolci (25%). Una cucina dolce, vellutata, aromatica e speziata.

Il consumo quotidiano di spezie a Baghdad tra il 700 ed il 1000 d.C. non era riservato ai più ricchi, come avverrà nel medioevo in Europa. I magazzini traboccavano di prodotti destinati alla vendita in Occidente, la popolazione viveva un rinnovamento della dietetica grazie alle rinate arti mediche, in decadenza dall’epoca classica, ed era contemporaneamente sottomessa alle influenze della medicina ayurvedica attraverso alcune grandi colonie indiane in Iran.

Nonostante il consumo di spezie fosse così cospicuo, gli Arabi cercarono di collocarle costantemente tra i prodotti di lusso, per poterne generare alti profitti, rispetto a costi di acquisto molto inferiori nella vicina India.

Ma quale era in Europa, il rapporto con le spezie orientali nel corso del medioevo?

- CONTINUA -

domenica 13 settembre 2009

A qualcuno piace "hot"! Le rotte delle spezie (parte sesta)

Continuiamo con il viaggio del Periplus Maris Erythraei ed arriviamo, questa volta, fino all'India, in un percorso di 2000 anni fa.

Il Periplus Maris Erythraei - Parte seconda (Dall'Egitto all'India)



19. Sulla riva sinistra rispetto a Berenice (Lato Arabia), navigando per due o tre giorni dal Porto di Mussel (Myos Hormos) in direzione est attraversando il golfo adiacente, si incontra un altro porto fortificato, che è chiamato “Villaggio Bianco”, dal quale parte la strada per Petra, che è sotto il dominio di Malichas, Re dei Nabatei.
Questo porto è una città-mercato per i piccoli velieri che arrivano dall’Arabia; ed un centurione (ufficiale romano) è di stanza qui per riscuotere il 25% delle mercanzie importate, supportato da una forza armata, ed un forte.



20. Direttamente sotto questo posto c’è l’adiacente paese dell’Arabia, che bordeggia con il suo lato sinistro una lunga parte del Mare Eritreo (lato destro del Mar Rosso). Nel paese vivono diverse tribù, che parlano lingue differenti, alcuni parzialmente, altri totalmente. La terra oltre il mare è punteggiata di caverne dove vivono i “mangiatori di pesce”, ma nell’entroterra si trovano comunità di briganti che parlano due lingue, vivono in villaggi ed in campi nomadi, dai quali fanno partire attacchi per depredare le navi che navigano in questi luoghi, e quelli che sopravvivono agli arrembaggi sono catturati come schiavi.
Ed anche loro (i predoni) sono continuamente presi prigionieri dai capi e dai re d’Arabia; e vengono chiamati Carnaites.
La navigazione è pericolosa lungo l’intero tratto di costa arabico, perché non esistono porti, gli ancoraggi sono difficili, pericolosi, a causa delle mareggiate e delle rocce, e terribili ad ogni modo. Quindi teniamo la navigazione nel mezzo del golfo (lontano dalle coste) ed attraversiamo il più velocemente possibile il paese dell’Arabia fino a che raggiungiamo l’Isola di Burnt; direttamente sotto la quale si trovano regioni di popoli pacifici, nomadi, pastori di bovini, pecore e cammelli.

21. Sotto questi posti, in una baia ai piedi del lato sinistro di questo golfo, si trova una città-mercato sulla spiaggia, chiamata Muza, stabilita per legge, distante da Berenice, per quelli che navigano verso sud, complessivamente circa 12.000 stadi.
E l’intero porto è affollato di comandanti di nave arabi e marinai, ed è brulicante di attività ed affari commerciali; viene mantenuto attivo il commercio tra la “costa lontana” (la costa Somala verso il corno d’Africa) e con Barygaza, mandando le loro navi laggiù.

22. A tre giorni di cammino nell’entroterra, rispetto a Muza, c’è una città chiamata Saua, nel mezzo della regione chiamata Mapharitis; e c’è un capo vassallo chiamato Cholaebus che vive in questa città.

23. E dopo altri nove giorni (di cammino) si incontra Saphar, la metropoli, nella quale vive Charibael, Re di due tribù, gli Homerites e quelli che vivono dopo di loro, chiamati Sabaites; grazie a continue ambasciate e doni, è un amico degli Imperatori (romani).

24. La città-mercato di Muza non ha un porto, ma ha una buona rada e punti di ancoraggio, a causa del fondo sabbioso, dove le ancore fanno presa in sicurezza. Le mercanzie importate consistono in tessuti color porpora, sia di fine fattura che grossolana; vestiti in stile arabo, con maniche; lisci, ordinari, ornati, o intessuti con fili d’oro; zafferano, dolci, mussole, mantelli, coperte non molte, alcune normali ed altre fabbricate alla moda locale; fasce di differenti colori, fragranti pomate in moderata quantità, vino e frumento, non molto. Per il paese si producono cereali per un ammontare moderato, ed una grande quantità di vino. Ed al Re ed ai capi sono donati cavalli, vasi d’oro e di fine argento, raffinati vestiti e vasi di rame. Da questa regione vengono esportati: mirra selezionata, e la mirra “Gebanite-Minaean”, alabastro e tutte le merci già menzionate ad Avalites e dei porti della “costa lontana”. Il viaggio a questo porto è meglio farlo in settembre; ma nulla vieta di partire prima.

25. Dopo aver navigato da questo porto per circa 300 stadi, la costa araba ed il paese dei berberi, dal golfo di Avalites iniziano ad avvicinarsi, si incontra un canale, non lungo in estensione, che forza il passaggio del mare e lo chiude in una stretta striscia, diviso dall’isola Diodorus per sessanta stadi in larghezza.
Perciò la navigazione è insidiata da forti correnti e da forti venti che soffiano dalle creste delle montagne vicine. Direttamente nello stretto, sulla costa, c’è un villaggio degli Arabi, soggetto allo stesso capo, chiamato Ocelis; non è tanto una città-mercato quanto un ancoraggio ed un posto di sosta per quelli che navigano nel golfo.

26. Oltre Ocelis, il mare si allarga nuovamente verso est, e presto si potrà vedere l’oceano aperto, dopo circa 1200 stadi si trova Eudaemon Arabia, un villaggio sulla costa, anch’esso nel regno di Charibael, e che presenta buoni ancoraggi, e buone rade, migliori di quelli di Ocelis; il villaggio sorge all’entrata della baia, dove la terra inizia a retrocedere.
E’ chiamato Eudaemon (“prosperoso”) perché agli inizi della sua fondazione quando il viaggio non era ancora diretto dall’India all’Egitto, e quando ancora non sfidavano la navigazione dall’Egitto ai porti attraverso questo oceano, ma tutti venivano in questo posto, che riceveva le navi e le merci di entrambi i paesi, così come ora Alessandria (d’Egitto) riceve le mercanzie sia da che per l’Egitto. Ma non molto tempo prima di ora Charibael ha distrutto questo posto.

27. Dopo Eudaemon Arabia la costa continua senza interruzione, e si incontra una gande baia che si estende per 2000 stadi o più, lungo la quale i Nomadi e “mangiatori di pesce” vivono in villaggi. Subito dopo il capo che si proietta da questa baia, si trova un’altra città-mercato sulla costa, Cana nel regno di Eleazus, il paese Frankincense; Ed in fronte alla città ci sono due isole deserte, una chiamata Isola degli Uccelli, l’altra Isola Cupola, a 120 stadi da Cana.
Nell’entroterra di questo porto sorge la metropoli Sabbatha, dove vive il Re. Tutto l’incenso “frankincense” prodotto nel paese è trasportato da carovane di cammelli in questo posto per essere immagazzinato, ed anche verso Cana su zattere sostenute da pelli gonfiate, come si usa in questo posto, e su barche.
Cana commercia anche con i porti della “costa lontana”, con Barygaza e Scythia e Ommana e con la vicina costa della Persia.

28. Dall’Egitto vengono importati un po’ di frumento e vino, come a Muza; vestiti in stile arabo, senza adorni e comuni, e molti falsi (era già abbondantemente in uso il falso sulle merci di import-export che veniva punito con pene piuttosto severe); e rame e stagno e corallo e storax (la resina di essudazione del liquidambar, simile agli aceri) ed altre merci similmente a quelle di Muza; e per il Re, di solito, oro lavorato e piatti d’argento, anche cavalli, immagini (statue maschili), e vestiti di stoffa sottile e di buona qualità; Le merci di esportazione, prodotte dai nativi, sono incenso “frankincense” e aloe, e tutte le altre merci che vengono commerciate anche dagli altri porti. Il viaggio per Cana deve essere iniziato nello stesso mese di quello per Muza, o meglio anche prima.

29. Dopo Cana, la terra recede grandemente, seguendo una baia molto profonda dove si trova un grande punto di scambio, chiamato Sachalites; ed il paese Frankincense, montagnoso e vietato, avvolto da spesse nubi e nebbia, ha grandi boschi di incenso “frankincense”; gli alberi non sono di grande altezza o spessore; raccolgono l’incenso in gocce dalla corteccia, così come gli i nostri alberi in Egitto trasudano gomma. L’incenso è raccolto dagli schiavi del Re e da quelli che vengono mandati a questo lavoro per punizione. Questi posti sono molto insalubri e pestilenziali, anche per quelli che navigano lungo la costa, ma quasi fatali per quelli che ci lavorano, che muoiono spesso anche per la richiesta di cibo.

30. In questa baia c’è un enorme promontorio che guarda ad est, chiamato Syagrus; dove si trova un forte, per la difesa di questo paese, ed un porto ed un magazzino per l’incenso che viene raccolto; di fronte a questo capo, molto fuori in mare, si trova un’isola, tra esso e il Capo delle Spezie, ma più vicino a Syagrus: viene chiamata Dioscorida, ed è molto grande ma deserta e paludosa, dove si trovano torrenti e coccodrilli e molti serpenti e grandi lucertole, di cui si mangia la carne e si scioglie il grasso per usarlo al posto dell’olio di oliva. Sull’isola non ci sono alberi da frutta, o vino o grano. Gli abitanti sono pochi e vivono sulle coste che guardano a nord, verso il continente. Sono stranieri, un misto di Arabi e Indiani e Greci, che sono emigrati per commerciare laggiù.
L’isola produce le vere tartarughe marine, e tartarughe di terra, e le tartarughe bianche che sono molto numerose e preferite per le loro grandi corazze; e le tartarughe di montagna, che sono le più grandi di tutte e con il guscio spesso; queste non possono essere tagliate a pezzi perché sono troppo dure; ma quelle di valore sono tagliate e dai loro gusci si ricavano cofanetti, e piccoli piatti e piatti per dolci e questo tipo di articoli. Viene anche prodotto, nell’isola, il cinnabar (resina aromatica), quello che viene chiamato indiano, e che è raccolto in gocce dagli alberi.

31. Così come Azania è sottomessa a Charibael ed ai capi di Mapharitis, questa isola è sotto al dominio del Re del Paese Frankincense. Le mercanzie vengono portate lì da Muza e da quelli che vogliono provare a scommettere un viaggio da Damirica (costa del Malabar nel sud dell’India) e da Barygaza; portano riso e frumento e vestiti indiani, ed un po’ di schiave donne; e prendono in cambio una grande quantità di gusci di tartaruga. Ora l’isola è coltivata in nome del Re ed è presente una guarnigione.

32. Immediatamente dopo Syagrus, la baia di Omana taglia profondamente la linea costiera, per seicento stadi; e dopo Omana si incontrano le montagne, alte, rocciose e ripide, dove vive gente nelle caverne, per più di 500 stadi; e dopo questo si trova un porto, fondato per ricevere l’incenso “frankicense” da Sachalitic; il porto è chiamato Moscha, e navi da Cana arrivano lì regolarmente; ed altre navi tornano da Damirica e da Barygaza, se la stagione è in ritardo, inverno laggiù, e commerciano con gli ufficiali reali, scambiando le loro stoffe e frumento e olio di sesamo per incenso “frankincense”, che giace in mucchi in tutta la regione Sachalitic, non sorvegliato, come se il posto fosse sotto la protezione degli dei. L’incenso non può essere caricato sulle navi da nessuno, né apertamente né di contrabbando, senza i lpermesso del Re; se un singolo granelo venisse caricato senza il permesso, la nave non potrebbe abbandonare il porto.

33. Dopo il porto di Moscha per 1500 stadi, fino alla distanza di Asich, una montagna corre lungo la costa; alla fine della quale, in una linea, si trovano sette isole chiamate Zenobian. Dopo di queste inizia una regione barbara che non appartiene più allo stesso Re, ma che ora appartiene alla Persia.
Navigando lungo la costa, ben in alto mare, per 2000 stadi dalle Isole Zenobian, incontrerete un’isola chiamata Sarapis, a circa 120 stadi da terra. Essa è larga circa 200 stadi e lunga 600, abitata da tre villaggi di “mangiatori di pesce” che parlano arabo ed indossano busti di foglie di palma. L’isola produce quantità considerevoli di gusci di tartaruga di fine qualità, e piccole barche e navi vengono mandate qui da Cana.


34. Navigando lungo la costa, che si dirige a nord, attraverso l’entrata del Mare Persiano, si incontrano molte isole conosciute come Calaei, dopo circa 2000 stadi, che si estendono lungo la costa. Gli abitanti sono molto perfidi, molto poco civilizzati.

35. Alla fine delle isole Calaei, c’è un gruppo di montagne chiamate Calon, ed ad esse segue, non molto distante, l’imboccatorua del Golfo Persico, dove si effettuano molte immersioni per le perle delle ostriche. Alla sinistra dello stretto ci sono grandi montagne chiamate Asabon, ed alla destra, in piena vista, un’altra alta e rotonda montagna chiamata Semiramis; tra di loro, il passaggio nello stretto, è largo circa 600 stadi;
oltre al quale, questo ampio e grande mare prosegue lungamente verso l’interno. Alla estremità di questo Golfo si trova una città-mercato costituita per legge, chiamata Apologus, situata vicino a Charax Spasini sul Fiume Eufrate.

36. Navigando attraverso l’imboccatura del Golfo, dopo sei giorni si incontra un’altra città-mercato in Persia, chiamata Ommana. In entrambe queste città arrivano regolamente grandi vascelli da Barygaza, caricati con rame, legno di sandalo, tavole di tek, e tronchi di legno nero e di ebano. Anche l’incenso “frankincense” è regolarmente spedito ad Ommana da Cana, e da Ommana alle navi arabe, cucite insieme, come si usa nel posto; sono conosciute come madarata. Da ciascuna di queste città-mercato, vengono esportati sia a Barygaza che in Arabia, molte perle, ma inferiori a quelle dell’India; porpora, vestiti alla moda nel posto, vino, una grande quantità di datteri, oro e schiavi.

37. Dopo la regione Ommanitica si incontra un’altra regione persiana, di un altro regno, e la baia di Gedrosia, dalla metà della quale spunta un promontorio. Qui si trova un fiume che permette l’entrata alle navi, con una piccola città-mercato all’imboccatura, chiamata Oraea, e nell’interno una città, distante sette giorni di cammino dal mare, nella quale risiede la corte del Re;
è chiamata… (il nome della città non figura nel manoscritto ma probabilmente si riferiva a Rhambacia); Questa regione produce molto frumento, vino, riso e datteri; ma lungo la costa non si trova niente eccetto il bdellium (resina aromatica simile alla mirra).

38. Oltre a questa regione, il continente fa una vasta curva da est attraverso le profondità delle baie, che seguono lungo la costa della Scythia, che si trova a nord; è completamente paludosa; da questa costa sbocca il fiume Sinthus, il maggiore di tutti i fiumi che sgorgano nel Mare Eritreo, trasportando un enorme volume d’acqua; perciò per un lungo tratto in mare aperto, prima di raggiungere questa regione, l’acqua dell’oceano è più dolce;
Come segno di avvicinamento a questa regione, per quelli che la raggiungono dal mare, vi sono serpenti che risalgono dalle profondità per incontrarvi; ed un segno dei posti appena menzionati, ed in Persia, sono quelle chiamate arpie.
Questo fiume ha sette foci, poco profondi ed acquitrinosi, perciò non sono navigabili, eccetto per quello nel mezzo; nel quale, sulla costa, si incontra la citta-mercato di Barbaricum. Prima di questa, c’è una piccola isola, e nell’entroterra dietro essa, una metropoli Schita, Minnagara; è soggetta ai principi Parti che sono costantemente in guerra tra di loro.

39. Le navi stazionano all’ancora a Barbaricum, ma tutti i loro carichi vengono portati alla metropoli tramite il fiume, fino al Re. Si importa una grande quantità di vestiti leggeri, ed alcuni falsi; lini ricamati, topazi, coralli, storax, incenso “frankincense”, vasi di vetro, piatti d’argento e d’oro, ed un po’ di vino. Di contro vengono esportati ginger, bdellium, salice, nardo, turchesi, lapislazzuli, stoffe di seta, tessuti di cotone, fili di seta, ed indaco. Ed i marinai partono con i venti indiani “Etesian”, nel mese di luglio. E’ più pericoloso, ma con questi venti il viaggio è più diretto, e completato velocemente.

40. Oltre il fiume Sinthus si trova un altro golfo, non navigabile, che corre verso nord; viene chiamato Eirinon; le sue parti sono chiamate separatamente il piccolo ed il grande golfo; in entrambe le parti l’acqua è poco profonda, e banchi mobili di sabbia si incontrano continuamente, anche a grande distanza da riva; cosicchè molto spesso la costa non è nemmeno in vista, le navi rischiano di arenarsi, e se tentano di mantenere la rotta (vicino alla costa) possono naufragare.
Un promontorio si protende da questo golfo, esegue una curva da Eirinon verso est, poi sud, poi ovest, e finisce racchiudendo il golfo chiamato Baraca, che contiene sette isole. Quelli che arrivano all’entrata di questa baia ne fuggono stazionando un poco e dirigendo velocemente verso il mare aperto; ma quelli che dirigono dentro il golfo di Baraca sono da considerare persi; a causa di onde alte e violente, e del mare tumultuoso e orrendo, con vortici e gorghi. Il fondo in alcuni posti si inabissa velocemente, ed in altri è roccioso e tagliente, così che le cime delle ancore vengono tagliate; altre si incagliano sul fondo. Come segno di identificazione per quelli che approcciano questi luoghi, si incontrano serpenti, molto lunghi e neri; negli altri posti di questa costa ed intorno a Barygaza, sono più piccoli, e di colore verde brillante, che vira all’oro.

41. Dopo il golfo di Baraca c’è quello di Barygaza e la costa del paese di Ariaca, che è l’inizio del regno di Nambanus e di tutta l’India. La parte nell’entroterra ed adiacente a Scythia è chiamata Abiria, ma le coste sono chiamate Syrastrene. E’ un paese fertile, con frumento e riso e olio di sesamo e burro chiarificato, cotone da cui vengono tessuti i vestiti indiani. Pascola molto bestiame, e gli uomini sono di grande statura e neri di pelle. La metropoli di questo paese è Minnagara, dalla quale molti tessuti in cotone vengono mandati a Barygaza. In questi posti, fino ai giorni nostri, rimangono segni della spedizione di Alessandro (Spedizione di Alessandro Magno nel 330 a.C.), come antichi santuari, muri di forti e grandi pozzi. La navigazione procede lungo questa costa, da Barbaricum al promontorio chiamato Papica, opposto a Barygaza, e prima di Astacampra, per 3000 stadi.

42. Dopo questi luoghi si trova un altro golfo esposto alle onde del mare, che corre verso nord, alla bocca del quale c’è un’isola chiamata Bavones; nel punto più interno si trova un grande fiume chiamato Mais. Quelli che navigano verso Barygaza attraversano questo golfo, che è largo 300 stadi, lasciandosi a sinistra l’isola che si vede dalla cima degli alberi (della nave) in direzione est, facendo rotta alla foce del fiume di Barygaza; e questo fiume è chiamato Nammadus.

43. Questo golfo è molto vicino a Barygaza e molto difficile da navigare per quelli che arrivano dall’oceano; si può passare a dritta o a sinistra, ma il passaggio migliore è quello a sinistra. Nel passaggio a dritta, all’imbocatura del golfo si trova un banco, lungo e ristretto, e pieno di rocce, chiamato Herone, che guarda verso il villaggio di Cammoni; e di fronte, verso sinistra, si proietta il promontorio che si trova prima di Astacampra, che è chiamato Papica, con cattivi ancoraggi a causa della forte corrente e perché le ancore vengono tagliate via, poiché il fondo diventa roccioso. Ed anche se l’ingresso al golfo viene effettuato in sicurezza (dalla parte destra), l’imboccatura del fiume di Barygaza è molto difficile, perché la sponda è molto bassa e non può essere guadagnata fino a che non vi ci ritrovate praticamente sopra. Ed anche quando l’avrete trovata, il passaggio è difficile a causa della sponda alla foce del fiume.

44. A causa di tutto ciò, I pescatori nativi, al servizio del Re, stazionano all’ingresso (del golfo) in grandi barche ben costruite, chiamate trappaga e cotymba, e per tutta la costa fino a Syrastrene, da dove guidano le navi fino a Barygaza. E le guidano attraverso l’entrata della baia tra le sponde con i loro equipaggi; e le rimorchiano fino a postazioni fisse (vere e proprie chiuse anvali), che si innalzano all’inizio delle esondazioni, e che durante il riflusso portano le navi verso ancoraggi e verso bacini. Questi bacini sono posti più profondi nel fiume e si trovano fino a Barygaza, che è situata sul fiume, circa 300 stadi più su dell’imboccatura.


45. L’intero paese indiano ha molti fiumi, e presenta molti riflussi ed inondazioni per le maree; che aumentano con la luna nuova, e con la luna piena per tre giorni, e che diminuiscono nei periodi intermedi della luna. Ma a Barygaza il fenomeno è molto più grande, fino a vedere improvvisamente il fondo del fiume, e poi, parti di terraferma diventano mare, e poi seccano improvvisamente dove le navi stavano navigando pochi momenti prima; ed i fiumi, durante le mareggiate provocate dalla marea, quando l’intera forza del mare è diretta contro di loro, vengono spinti fortemente controcorrente, per molti stadi.

46. Per questa ragione, l’arrivo e la partenza delle navi è molto pericolosa per quelli che non hanno esperienza o per chi arriva a questa città-mercato per la prima volta. Per la forza dell’acqua, all’inizio della marea, che le ancore non possono trattenere le navi; così che grandi navi vengono sospinte dalla forza della marea, ruotano sui fianchi per la forza della corrente, e vengono spinte contro le sponde e distrutte; e navi più piccole vengono rivoltate; E quelli che sono stati spostati dalla corrente, al recedere dell’acqua rimangono incagliati, e se non sono ben ritti sulla chiglia, la successiva onda di marea li travolgerà completamente riempiendoli di acqua. La forza di marea è così grande con la luna nuova, specialmente di notte, che se iniziate l’ingresso nel momento in cui le acque sono basse, in un istante cresceranno all’imboccatura del fiume, con un rumore come di lamenti di un esercito udito da distante; e molto presto il mare stesso arriverà con forza sopra le sponde con un rauco ruggito.

47. L’entroterra di Barygaza è abitato da numerose tribù, come gli Aratii, gli Arachosii, I Gandaraei e la gente di Poclais, dove si trova Bucephalus Alexandria. Sopra di questi si trova la belligerante nazione dei Bactriani, guidati dal loro re. E Alessandro (Magno), accampatosi da queste parti, penetrò il Gange, lasciandosi dietro Damirica e la parte sud dell’India; ed oggi le antiche dracme sono moneta legale in Barygaza, arrivano da questa regione, e portano iscrizioni in lettere greche, ed i segni di quelli che regnarono dopo Alessandro, Apollodotus e Menander.

48. Nell’entroterra di questo posto, e verso est, c’è la città chiamat Ozene, formalmente una capitale reale; da questo posto vengono trasportate tuttle le cose necessarie per il benessere del paese di Barygaza, e molte cose anche per il nostro commercio: agati e cornalina, mussole indiane e calde stoffe, e molte stoffe ordinarie. Attraverso questa regione e dalla regione superiore, è portato il nardo che arriva attraverso Poclais; arriva anche il costus ed il bdellium.

49. Vengono importati vino, preferibilmente italiano, ma anche laodicense ed arabo; rame, stagno e piombo; coralli e topazi; stoffe sottili e cose di tutti i tipi; cinture dai colori brillanti larghe un cubito; storax, dolce trifoglio, coppe di vetro, realgar, antimonio, monete d’oro e d’argento, sulle quali si crea profitto scambiandole con le monete correnti qui; olii ma non molto costosi e non molto. E per il Re vengono portati in questi posti vasi molto costosi d’argento, ragazzi che cantano, belle fanciulle per l’harem, vini di qualità, stoffe sottili della migliore tessitura, e balsami scelti.
Da qui vengono esportati nardo, costus, bdellium, avorio, agate, cornalina, lycium, stoffe di cotone di tutti i tipi, stoffe in seta, pepe lungo e tutte le altre cose che vengono portate qui dalle varie città-mercato. Le merci per questa città-mercato che arrivano dall’Egitto fanno il viaggio preferibilmente nel mese di luglio.

50. Dopo Barygaza la costa adiacende si estende in una linea dritta da nord a sud; e questa regione è chiamata Dachinabades, perchè dachanos, nel linguaggio dei nativi, significa sud. L’entroterra dalla costa fino alla costa est comprende molte regioni desertiche e grandi montagne; e tutti i tipi di bestie selvagge leopardi, tigri, elefanti, enormi serpenti, iene, e babbuini di ogni tipo; E molte nazioni popolose fino a raggiungere il Gange;

51. prima di arrivare a Dachinabades si incontrano due posti di importanza speciale; Pathana, distante circa venti giorni a sud di Barygaza; oltre alla quale, circa 10 giorni verso est, c’è un’altra grande città, Tagara. A Barygaza vengono trasportate merci con carri merci ed attraverso grandi tratti senza strade, da Pathana cornelia in grande quantità, e da Tagara molte stoffe comuni, tutti i tipi di mussola e stoffe calde, ed altre merci vengono trasportate dalle regioni costiere verso queste città. E l’intero tratto fino alla fine di Damirica è di 7000 stadi; ma la distanza è maggiore per la regione della costa.

52. Le città mercato di questa regione sono, in ordine: Suppara, e la città di Calliena, che al tempo del capo Saraganus è diventata una rispettosa città mercato; ma da quando è caduta in possesso dei Sandares il porto è molto ostruito, e le navi greche che arrivano laggiù possono essere riportate a Barygaza sotto scorta.

53. Dopo Calliena si trovano altre città-mercato; Semylla, Mandagora, Palaepatmoe, Melizigara, Byzantium, Togarum e Aurannohoas. Poi ci sono le isole chiamate Sesecriena e quelle chiamate Aegidii, e le Caenitae, in fronte al posto chiamato Chersonesus, dove si trovano pirati, e dopo queste si incontra l’Isola Bianca. Poi vengono Naura e Tyndis, il primo mercato di Damirica, e poi Muziris e Nelcynda, che adesso hanno grande importanza commerciale.

54. Tyndis è nel regno di Cerobothra; è un villaggio in pianura in vista del mare. Muziris, dello stesso regno, abbonda di navi spedite qui dall’Arabia, e dai Greci; è situata su di un fiume, distante da Tyndis in totale 500 stadi, e su per il fiume per circa 20 stadi. Nelycinda è distante da Muziris circa 500 stadi ed appartiene ad un altro regno, i Pandian. Anche questo posto è situato su di un fiume, circa 120 stadi dal mare.

55. Si trova un altro villaggio all’imboccatura di questo fiume, Bacare; nel quale le navi sostano nel lungo viaggio da Nelycinda, ed ancorano in rada per caricare le mercanzie; perché il fiume è pieno di banchi di sabbia, ed i canali non sono liberi. Il re di entrambe queste città-mercato vive all’interno. Ed un segno dell’avvicinarsi di questi posti dal mare sono i serpenti che dalle profondità vi vengono incontro, di colore nero, ma corti, e con occhi rosso sangue.

56. Vengono mandate grandi navi in queste città-mercato tenendo conto della grande quantità di pepe e malabathrum (che si può caricare). Qui vengono importati, per prima cosa, una grande quantità di monete; topazi, fini stoffe, non molte; lino ricamato, antimonio, corallo, vetro grezzi, rame, stagno, piombo; vino, non molto, ma almeno altrettanto di Barygaza; realgar e orpiment (un minerale che si forma insieme al realgar); e frumento per i marinari, per quelli che non hanno contratti con i mercanti.
Viene esportato pepe, che è prodotto in quantità solo in una regione vicino a questi mercati, un distretto chiamato Cottonara. Oltre a questo vengono esportate grandi quantità di perle, avorio, tessuti in seta, nardo del Gange, malabathrum (foglie della cannella) dalle regioni dell’interno, pietre trasparenti di tutti i tipi, diamanti e zaffiri, e gusci di tartarughe; sia dall’Isola Chryse che dalle altre isole lungo la costa di Damirica. Fanno il viaggio verso questo posto nella stagione favorevole quelli che partono dall’Egitto nel mese di luglio.

57. L’intero viaggio come sopra descritto, da Cana e Eudaemon Arabia, viene fatto in piccoli velieri, navigando sottocosta; e Hippalo fu il pilota che osservò la collocazione dei porti e le condizioni del mare, per primo scopritore (rispetto agli occidentali) di come questa rotta attraversa l’oceano. Quando soffiano i venti Etesian, il vento soffia sulle coste dell’India dall’oceano, e questo vento di sudovest è chiamato Hippalus, dal name di colui che per primo ha scoperto il passaggio. Da allora fino ai giorni nostri le navi partono, alcune dirette a Cana, ed alcune dal Capo delle Spezie; e quelle dirette a Damirica tengono la prua della nave considerevolmente fuori dal vento; mentre quelle che vanno a Barygaza e Scythia si tengono lungo le coste non più che di tre giorni e per il resto del tempo mantengono la stessa rotta in mare aperto, con vento a favore, abbastanza distanti da riva, e così navigando superano il golfo.

58. Dopo Bacare si trova la montagna Rosso Scuro, ed un altro distretto si allunga sulla costa verso sud, ed è chiamato Paralia. Il primo posto che si incontra è chiamato Balita; ha un piccolo porto ed un villaggio sulla costa. Dopo questo c’è un altro posto chiamato Comari dove c’è il Capo Comari ed un porto; qui vengono quegli uomini che si vogliono consacrare a se stessi per il resto della loro vita, e bagnarsi e dimorare nel celibato; e le donne fanno lo stesso; per questo si dice che una dea dimorò e si bagnò qui.

59. Da Comari procedendo verso il sud questa regione si estende fino a Colchi; dove ci sono i pescatori di perle che sono lavoratori criminali condannati; e appartiene al regno di Pandian. Dopo Colchi segue un altro distretto chiamato “Regione della Costa”, in una baia, e nell’entroterra una regione chiamata Argaru. In questo posto, e da nessun altra parte, sono trasportate le perle raccolte sulle coste vicine; e da qui vengono esportate mussole, quelle chiamate Argaritic.

60. Tra le città-mercato di questi paesi, ed i porti dove le navi arrivano da Damirica, le più importanti sono, in ordine da sud verso nord, prima Camara, poi Poduca, poi Sopatma; nella quale si trovano navi delle regioni della costa fino a Damirica; ed altre grandi navi fatte in singoli tronchi uniti tra di loro chiamate sangara: ma quelle che fanno il viaggio a Chryse e verso il Gange sono chiamate colandia, e sono molto grandi. In questi posti si importa tutto quello che viene fabbricato a Damirica, e la maggior parte delle mercanzie che arrivano dall’Egitto, insieme a molte delle cose che sono trasportate da Damirica e a quelle trasportate attraverso Paralia.

61. A proposito delle seguenti regioni, la rotta si dirige ad est, e fuori, in alto mare verso ovest, si trova l’isola Palaesimundu, chiamata Taboprane dagli antichi. La parte a nord è ad un giorno di distanza, e la parte a sud tende gradualmente verso ovest, e quasi tocca l’opposta costa di Azania. Produce perle, pietre trasparenti, mussole, e gusci di tartaruga.

62. Oltre questi posti c’è la regione di Masalia, che si allunga per una grande parte lungo le coste; qui viene prodotta una grande quantità di mussole. Oltre a questa regione, navigando verso est, ed attraversando la baia adiacente, si incontra la regione di Dosarene, dove si trova l’avorio chiamato Dosarenic. Oltre a questa regione, la rotta tende a nord, dove ci sono molte tribù barbare, tra cui i Cirrhadae, una razza di uomini con il naso piatto, molto selvaggi; un’altra tribù, i Bargysi; e la tribù delle “facce di cavallo” e delle “facce lunghe”, di cui si dice siano cannibali.

63. Dopo queste, la rotta gira ad est nuovamente, e navigando con l’oceano a dritta e la costa a sinistra, si inizia ad intravvedere il Gange, e vicino ad esso l’ultima regione ad est, Chryse. C’è un fioume vicino ad essa chiamato Gange, e subisce delle piene come il Nilo. Sulle sue rive c’è una città-mercato che ha lo stesso nome del fiume, Gange. Attraverso questo posto viene trasportato il malabathrum ed il nardo del Gange e perle, e mussole di fine razza, che sono chiamate Gangetic. Si dice che si trovino delle miniere d’oro vicino a questo posto, e si trova una moneta d’oro chiamata caltis. E giusto di fronte al fiume c’è un’isola nell’oceano, l’ultima zona abitata verso est, sotto lo stesso sorgere del sole; si chiama Chryse; ed ha i migliori gusci di tartaruga di qualsiasi posto nel Mare Eritreo.

64. Dopo questa regione posta molto a nord, il mare termina in una terra chiamata This, ed all’interno c’è una grande città chiamata Thinae (La Cina), dalla quale arriva seta grezza e fili di seta e stoffe di seta trasportate a piedi attraverso la Bactria fino a Barygaza, ed anche esportate verso Damirica tramite il fiume Gange. Ma la terra di This non è di facile accesso; pochi uomini arrivano da essa, e raramente. La regione si trova sotto l’orsa minore, e si dice che confini con la parte più remota del Pontus e del Mare Caspio, vicino al quale si trova il lago Maeotis; e tutti questi laghi e mari si scaricano nell’oceano.

65. Ogni anno ai confini della terra di This arriva una tribù di uomini con corpi piccoli e dalle facce piatte, e di natura pacifica; si chiamano Besata, e sono interamente civilizzati. Arrivano con le mogli ed i figli, trasportando grandi involucri e cesti di quelle che sembrano foglie di uva verde. Si fermano in una zona tra la loro terra e This e fanno una grande festa, spargendo il contenuto delle ceste sotto di loro come dei materassini, e poi ritornano nella loro terra, nell’interno. E poi i nativi li guardano arrivare e raccolgono i loro materassini; e tirano via dalle trecce le fibre che chiamano petri. Distendono le foglie strettamente unite in vari strati e ne fanno delle palle, che perforano con le fibre dei materassini; E ricavano tre cose; quelle fatte dalle foglie più grandi sono chiamate “grandi palle malabathrum”; quelle dalle piccole, “le palle medie”; e quelle dalle più piccole in assoluto, “le piccole palle”. Quindi esistono tre tipi di malabathrum, e sono trasportati in India da quelli che li preparano.

66. Le regioni oltre questi luoghi sono difficili da accedere a causa dei loro inverni ecessivi e per il grande freddo, e non possono essere viste anche a causa di qualche influenza divina degli dei.

- CONTINUA -

venerdì 4 settembre 2009

A qualcuno piace "hot"! Le rotte delle spezie (parte quinta)

Inizia qui, il lungo viaggio alla scoperta della rotta del Sud tra Africa ed India

Premessa alla traduzione

La traduzione che propongo, segue il più fedelmente possibile l’originale inglese che a sua volta è stato tradotto dal greco.

Per rendere più viva la narrazione l’ho arricchita di mappe che indicano i luoghi descritti dal viaggio. Le località individuate sono quelle attualmente più accreditate dagli studi archeologici e storici. I nomi delle località sulle cartine, sono sempre indicati con il nome originale del racconto e tra parentesi il nome attuale della città o della località (se presente).

I testi tra parentesi tonde sono i miei per facilitare la lettura.

Le foto di corredo al testo sono foto reali dei luoghi come attualmente si presentano al viaggiatore.

E’ in progetto di arricchire il testo con ulteriori informazioni storiche specifiche riguardo ai luoghi visitati per fornire un più ampio contesto generale alla narrazione.

Buon viaggio.

Introduzione

Il Periplus Maris Erythraei (o “Viaggio attorno al Mare Eritreo”) è un lavoro anonimo datato circa la metà del I secolo d.C., scritto da un mercante Egiziano in lingua greca e che riporta la situazione commerciale ai tempi di Augusto (negli anni a cavallo della nascita di Cristo).

La prima parte (sezioni 1-18) descrive le rotte marittime sull’asse nord-sud dall’Egitto verso le coste orientali dell’Africa, fino alla moderna Tanzania. La seconda parte descrive le rotte commerciali sull’asse Est-Ovest che partono dall’Egitto, circumnavigano la penisola araba, e attraversano il Golfo Persico fino alle coste occidentali dell’India.
Dalla descrizione viva e particolareggiata, si ritiene che l’autore stesso abbia viaggiato in tutte le terre descritte.

I capitoli finali descrivono la costa Est dell’India fino alla foce del Gange ed includono rapporti sulle terre sconosciute situate più a Nord.
L’autore descrive le lunghezze e le condizioni delle rotte, gli empori chiave ed i punti di ancoraggio, la predisposizione dei nativi, e le merci importate o esportate di ciascuna regione.

Siccome i monsoni annuali erano la chiave per il viaggio verso l’India, l’autore segnala, di tanto in tanto, il mese nel quale occorre partire dall’Egitto per raggiungere la località indicata.

Misure: 10 stadi greci sono l’equivalente di 1 miglio inglese o di 1,6 kilometri

Il Periplus Maris Erythraei - Parte prima (Dall'Egitto alla Tanzania)


1. Dei porti designati sul Mare Eritreo, e delle città-mercato sorte attorno ad essi, il primo (che si incontra) è il porto egiziano di Mussel (Veniva chiamato Myos Hormos dai Greci).

Per quelli che navigano verso sud, partendo da qui, sulla riva destra, dopo 1800 stadi, troveranno Berenice. I porti di entrambe le città sono ai confini dell’Egitto, e sono baie aperte verso il Mare Eritreo.




2. Sulla riva destra (del Mar Rosso) subito a sud di Berenice, c’è il paese dei Berberi (o Barbaroi, “stranieri”: tradizionalmente venivano chiamati così tutti i popoli che non parlavano greco).


Lungo la costa si trovano i “mangiatori di pesce”, che vivono in strette caverne nelle vicine valli. Più all’interno ci sono i Berberi, e dietro a loro i “mangiatori di carne cruda” ed i “mangiatori di vitello”, entrambe le tribu governate dai loro capi; e dietro di loro, ancora più all’interno, direttamente ad ovest, si trova una città chiamata Meroe.


3. A sud dei “mangiatori di vitello”, sulla costa, si incontra una piccola città-mercato, dopo aver navigato per circa 4.000 stadi da Berenice, che si chiama Tolomeo dei Cacciatori, dalla quale i cacciatori partono verso l’interno sotto la protezione della dinastia dei Tolomei. In questa città-mercato si trovano le vere tartarughe di terra in piccola quantità; sono di colore bianco e dalla corazza piccola.
E qui ho anche trovato un po’ di avorio, come quello che si trova ad Adulis (altro porto molto più a sud). Ma il posto non ha porto ed è raggiungibile solo da piccole barche.



4. A sud di Tolomeo dei Cacciatori, ad una distanza di circa 3000 stadi, c’è Adulis, un porto fondato per legge, costruito all’estremità di una baia che guarda a sud. Prima della baia, si incontra la così detta Isola Montuosa, circa 200 stadi direttamente in fronte alla fine della baia, con le coste della terraferma che la cingono su di entrambi i lati.

Le navi dirette a questo porto, adesso attraccano qui, a causa degli attacchi dalla terraferma. Precedentemente attraccavano alla fine della baia, ad un’isola chiamata Diodorus, vicina alla riva, che può essere raggiunta camminando da terra, dalla quale i barbari nativi attaccavano l’isola.

Opposta all’Isola Montuosa, sulla terraferma, 20 stadi dalla riva, si trova Adulis, un villaggio di discrete dimensioni, dal quale, in tre giorni di cammino, si può arrivare a Coloe, una città dell’interno e mercato principale per l’avorio.

Da questa città (Coloe), per arrivare alla città che i nativi chiamano Auxumites, ci sono altri cinque giorni di cammino;



ad Auxumites arriva tutto l’avorio dalle terre dietro al Nilo attraverso il distretto chiamato Cyeneum, e da qui viene portato ad Adulis.




Praticamente l’intero numero di elefanti e rinoceronti uccisi vive nell’entroterra, anche se raramente vengono cacciati sulla costa, anche vicino ad Adulis.



Prima del porto di Adulis, in alto mare, sulla destra, si trova una grande isola sabbiosa chiamata Alalaei, dove si trovano gusci di tartaruga, portati al mercato di Adulis dai “mangiatori di pesce”.


5. E circa ad 800 stadi oltre, si trova un’altra baia molto profonda, con una grande collina di sabbia alla destra dell’imboccatura; alla fine della quale si trova dell’ossidiana, e questo è l’unico posto dove viene prodotta. Questi luoghi, dalla zone dei “mangiatori di vitello” alle altre terre Berbere, sono governati dagli Zoscales, che vivono miseramente e cercano di meglio, ma che sono ben istruiti sulla letteratura greca.

6. Si trovano merci di importazione in questi luoghi, stoffe fatte in Egitto per i Berberi, vestiti da Arsinoe; mantelli di bassa qualità molto colorati; manti di lino a doppia tessitura; molti articoli in vetro di bassa qualità, ed altri in murrina, fatti a Diospolis; ed ottone che viene usato per ornamento oppure al posto della moneta; lastre di soffice rame, usate per farne utensili da cucina oppure tagliate per farne braccialetti e cavigliere per le donne; ferro, da cui si ricavano lance per trafiggere gli elefanti ed altre bestie selvagge, ed in guerra. Inoltre vengono importate piccole asce, accette e spade; coppe in rame, rotonde e larghe; un po’ di denaro per quelli che vanno al mercato; vino da Laodicea e dall’Italia, non molto; olio di oliva, non molto; per il re, oro e lastre di argento modellate secondo la moda del paese, e per i vestiti, mantelli militari, e sottili manti in pelle, di poco valore. Anche dal distretto di Ariaca (in India), attraverso questo mare, si importa ferro indiano, ed acciaio, e balle di cotone indiano; i tessuti chiari chiamati sagimtogene, e busti, e manti di pelle e tessuti violetti, e rari tessuti in cotone fino, e braccialetti colorati. Vengono esportati avorio, gusci di tartaruga e corni di rinoceronte. La maggioranza delle merci che arrivano dall’Egitto giungono tra gennaio a settembre; ma stagionalmente si mettono in mare intorno al mese di settembre.

7. Da qui, il golfo arabico gira in direzione est, restringendosi subito prima del Golfo di Avalites. Dopo circa 4000 stadi, per quelli che navigano ad est lungo la stessa costa, si incontrano altre città-mercato berbere, conosciute come “i porti molto distanti”; Sorgono ad intervalli, una dopo l’altra, senza porti veri e propri, ma con piccole insenature, dove le navi possono ancorare e fermarsi in acque tranquille. Il primo è chiamato Avalites; il viaggio più corto per raggiungerlo è dall’Arabia.

Qui si trova una piccola città-mercato che si può raggiungere con barche e zattere. Si trovano merci di importazione, vasi assortiti in vetro decorato; succhi acidi di grappa da Diospolis; tessuti per vestiti assortiti, fatti per i Berberi; frumento, vino, e piccoli barattoli.

Vengono esportate merci sia da qui che, a volte, dagli stessi Berberi che attraversano il mare su zattere verso Ocelis e Muza sulla costa opposta; spezie, un po’ di avorio, gusci di tartaruga, e molto poca mirra, ma meglio che niente. Ed i Berberi che vivono in questo posto sono molto indisciplinati.



8. Dopo Avalites si incontra un’altra città-mercato, migliore di questa, chiamata Malao, distante circa 800 stadi. L’ancoraggio è un’insenatura aperta, riparata da un lembo di terra verso est.

Qui i nativi sono più pacifici. Vengono importate le merci menzionate sopra, e molte tuniche, mantelli da Arsinoe, lavorati e colorati; coppe per bevande, lastre di rame in piccola quantità, ferro, e monete d’oro e d’argento, non molte.

Esportano mirra, un po’ di incenso “frankincense” conosciuto come “il lontano”, la cannella più speziata, resine dall’India e noce moscata, che sono importate in Arabia; e schiavi, ma raramente.


9. Dopo due o tre giorni di navigazione si incontra la città-mercato di Mundus, dove la nave può trovare un ancoraggio migliore e più sicuro dietro ad un’isola sottocosta.

Vengono importate ed esportate le merci già menzionate oltre all’incenso chiamato “mocrotu”. Ed i mercanti che vivono qui sono più scaltri.



10. Proseguendo oltre Mundus, navigando verso est, dopo altri due giorni, o tre, raggiungerete Mosyllum, su di una spiaggia, con un pessimo punto di approdo.

Vengono importate le stesse merci già menzionate, oltre a lastre d’argento, molto poco ferro, e vetro. Vengono esportate una grande quantità di cannella (quindi occorrono navi di grandi dimensioni per questa città-mercato), e fragranti gomme (resine), spezie, un po’ di gusci di tartaruga, ed incenso “mocrotu”(di qualità peggiore rispetto a quello di Mundus), incenso “frankincense”, avorio e mirra in piccole quantità.

11. Navigando lungo la costa oltre Mosyllum, dopo due giorni incontrerete il così chiamato “Piccolo Nilo”, ed una piccola radura, ed una piccola foresta di allori, e Capo Elefante.

Dopodichè la costa indietreggia formando una grande baia, dove sfocia un fiume, chiamato Elefante, ed un grande bosco di allori chiamato Acanna; qui viene prodotto l’incenso “frankincense” in grande quantità e della migliore qualità.

12. Oltre a questa località, la costa punta verso sud, e si incontra il Mercato e il Capo delle Spezie, un ripido promontorio alla fine della costa dei Berberi in direzione est. L’ancoraggio è reso pericoloso dai marosi che si frangono sulla costa, perché il luogo è esposto a Nord.

Uno dei segni dell’arrivo di una tempesta, è che le acque profonde diventano più torbide e cambiano di colore.

Quando succede questo, scappano tutti verso un grande promontorio chiamato Taba, che offre un rifugio sicuro. Le merci di importazione in questo mercato sono le stesse già menzionate; e vi è una produzione di cannella (nelle sue differenti varietà, gizir, asypha, arebo, magla, e moto) e di incenso “frankincense”.

13. Oltre Taba, dopo 400 stadi, si trova il villaggio di Pano. E dopo aver navigato 400 stadi lungo un promontorio, in favore di corrente, si incontra un’altra città-mercato chiamata Opone, nella quale le stesse merci già menzionate sono importate, e dove è prodotta la quantità maggiore di cannella (le varietà arebo e moto), e dove si trovano gli schiavi di migliore qualità, che sono inviati in Egitto in quantità crescenti;
ed una grande quantità di gusci di tartarughe, migliori di quelli che si trovano in altri luoghi.


14. Il viaggio verso tutte queste distanti città-mercato deve iniziare in Egitto verso il mese di luglio.
E le navi devono essere caricate completamente, da Ariaca e Barygaza, portando verso questi luoghi lontani i prodotti di esportazione; frumento, riso, burro chiarificato, olio di sesamo, tessuti, cinture, e miele della qualità rossa chiamata sacchari. Alcuni fanno il viaggio direttamente verso queste città-mercato, ed altri vendono e comprano la mercanzia durante il viaggio. Questi posti non sono soggetti ad un Re, ma ogni singola città-mercato è guidata dal proprio capo.

15. Dopo Opone, la costa tende ancora verso sud, prima si incontrano le piccole e grandi scogliere di Azania; su questa costa non si incontrano porti, ma vi sono posti dove le navi possono trovare un ancoraggio, le coste diventano ripide; e questo tratto è di sei giorni, la direzione diventa sud-ovest.

Poi arrivano le grandi e piccole spiagge, per altri sei giorni di viaggio e dopo di queste, in ordine, le Rotte di Azania, la prima chiamata Sarapion e l’altra Nicon; e dopo aver incontrato vari fiumi ed altri ancoraggi, uno dopo l’altro, separati da un giorno ed una notte, sette in tutto fino alle isole Pyralae e l’omonimo canale;

Oltre alle quali, un po’ a sud di sud-ovest, dopo due giorni e notti lungo la costa Ausanitic, si trova l’isola Menuthias, circa a 300 stadi dalla terra ferma, bassa e piena di foreste, dove si incontrano fiumi e molte razzi di uccelli e le tartarughe di montagna.

Non ci sono bestie selvagge eccetto i coccodrilli; ma non attaccano l’uomo.
In quest’isola si trovano barche cucite, e canoe ricavate da un singolo tronco, che usano per pescare e per cacciare tartarughe.

Qui le cacciano con una tecnica peculiare, con cesti di vimini, a cui fanno attraversare velocemente il canale tra i frangenti.

16. Dopo due giorni di navigazione in più, si incontra l’ultima città-mercato del paese di Azania, che viene chiamata Rhapta; il suo nome deriva dalle barche cucite (rhapton ploiarion) già menzionate; qui si trova avoria in grande quantità, e gusci di tartarughe.

Lungo questa costa vivono uomini dediti alla pirateria, molto grandi in statura, e riuniti in gruppi sotto diversi capi per ogni villaggio. Il capo del governo Mapharitic li governa grazie ad antichi diritti che gli conferiscono la sovranità su questo che è diventato il primo stato di Arabia.

E la gente di Muza li tiene ora sotto la propria autorità, e manda verso questo luogo molte grandi navi, usando capitani ed agenti (commerciali) arabi, che sono familiari ai nativi e spesso sposati con le indigene, e che conoscono l’intera costa e capiscono il loro linguaggio.

17. Qui vengono importate le lance fabbricate a Muza, ed accette e daghe e punteruoli, e vari tipi di coppe di vetro; ed in piccole quantità vino, frumento, non per commercio, ma per mantenere buoni rapporti con i selvaggi.
Da qui vengono esportate grandi quantità di avorio, ma meno che ad Adulis, e corni di rinoceronte e gusci di tartarughe (che vengono richieste anche dall’India), ed un po’ di palme da olio.

18. E questi mercati di Azania sono davvero gli ultimi del continente che si allunga a sud da Berenice, sulla costa destra; oltre questi posti l’oceano inesplorato curva verso ovest, e, correndo verso le regioni al sud dell’Etiopia, della Lybia e dell’Africa, si mescola al mare dell’ovest.

- CONTINUA -